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Il muro in Ungheria contro gli immigrati

Il muro in Ungheria anti migranti, fortemente voluto dal governo Orbn, l’attuale primo ministro ungherese che ha fatto molto discutere ultimamente con alcune scelte politiche magari non troppo democratiche, è stato appena iniziato dall’esercito ungherese, che con somma dovizia e precisione ha cominciato a ripercorrere il perimetro del baluardo che separerà la Serbia dall’Ungheria.

Una scelta un po’ così. Quando vengono proclamate delle misure di sicurezza di supporto a fenomeni sociali di un certo genere, pericoli di una certa dimensione nessuno di base si scandalizzerebbe al di là della forma del provvedimentoo e del gesto, in questo caso goffamente retrò. Il punto è che l’opinione pubblica di mezzo mondo ha consideraro questo muro, e giustamente, come un qualcosa di tremendamente intimidatorio più che protettivo. Un muro che separa, allontana, non accoglie, forse ferisce.

Sono iniziati i lavori del muro in Ungheria. Ci sono volute settimane di indugi e di preparativi, ed alla fine eccolo, eccolo nella sua dimensione più penetrabile: un insieme di fili di ferro che saranno lo scheletro di un muro altro 4 metri, capace di coprire una lunghezza di ben 175km!

Un provvedimento davvero che lascia senza parole anche a chi parole non ne ha mai avute. Non ne capiamo l’origine, forse non ne viviamo l’immediatezza di un pericolo, di un affronto, o meglio non ne intendiamo la misura di cautela di questa manovra davvero bizzarra, ma rimaniamo di stucco, come se ogni immigrato dovesse per forza portare odio e morte nei paesi in cui intende trasferire la propria dimora. Ci dispace questo.

Mentre le reti metalliche vengono tirate su da soldati poco più che vent’enni, da sottolineare le parole del fondatore dello Sziget, celeberrimo festival di musica rock, pop, elettronica ecc, che si svolge a Budapest ogni estate. Karoly Gerendai infatti si è così espresso “siamo la risposta a chi intende vivere proteggendosi dagli altri: insegniamo a tantissimi giovani che l’inclusione e l’apertura sono la strada giusta, non la chiusura ed esclusione”.

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