poletti

“Polli, Pollastri e Poletti”

Cari miei piccoli polli quanto avete preso come voto finale il giorno della vostra splendida laurea? Siete dei polli. Cari miei piccoli polli a quanti anni avete finito la vostra amata università? Siete dei polli. Cari miei piccoli pollastri italiani quanti lavori avete avuto dal giorno in cui vi siete laureati ad oggi? Siete dei coglioni. Poletti, un ministro, meglio conosciuto come il ministro del lavoro ha dato importanti delucidazioni sul punto in settimana, vediamole insieme.

“Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21“, ha detto il ministro Poletti agli studenti durante la convention di apertura di “Job&Orienta”, un importante evento sulla formazione e l’orientamento. Il mercato del lavoro non aspetta secondo l’opinione del ministro “in Italia abbiamo un problema gigantesco: è il tempo”. Parole dure, scoperte dell’acqua calda dell’ultima ora, come se non fosse evidente a chi ha un minimo di cervello e guarda oltre i confini di se stesso e di questa piccola Italia, ma giusto un po’ più in là, neanche molto ci mancherebbe.

“L’orario di lavoro è un parametro” e altre ovvietà che risuonano come  imbarazzanti lamenti e opportune ricognizioni “L’ora di lavoro a fronte dei cambiamenti tecnologici è un attrezzo vecchio”, in settimana si sono susseguite le dichiarazioni di Poletti, così, come inutili fulmini a ciel per niente sereno. Anche gli 80 euro di un governo che non ha eletto nessuno sono vecchi metodi per ingraziarsi un popolo che è esausto dal derby malato Confindustria – Sindacati – Piccole  e Medie Imprese (le piccolissime essendo in via d’estinzione in Italia non le abbiamo purtroppo potute considerare) tanto che ogni forma di saccenza di una classe di burocrati che crede in un’oligarchia dove comandano in 3 e lavorano quasi sempre in 2 e mezzo, cioè i peggiori, riesce sempre ad essere indiscreta e totalmente fuori luogo.

Al signor Ministro sarebbe anche logico e opportuno spiegare che all’estero siamo carne da macello il più delle volte perché in paesi anche meno avanzati del nostro la cultura del lavoro e non della raccomandazione è al primo posto da secoli, e questo, ha privilegiato non il proliferare di cattedre e corsi inutili per baroni futili incentivati dallo stato ad intascare il conguaglio accademico, no ha messo al primo posto il lavoro; tanto che se non vuoi studiare vai a zappare la terra, qualora intendi studiare, a 23 massimo 24 anni hai finito e ti trovi un lavoro. L’acqua calda polletti, l’acqua calda cari miei piccoli “poletti”!

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