fatti di parigi

Una pagina talmente triste della storia quasi come i vostri commenti su Facebook

Una pagina talmente triste quella dei fatti di Parigi che ha automaticamente scatenato di contrappasso su Facebook la composizione in una mattinata sola di un manuale di filosofia spiccia. Tutti conoscono l’Isis, tutti hanno letto libri, tonnellate di Libri della Fallaci. Tutti si sono svegliati sabato mattina con una voglia irrefrenabile di commentare l’incommentabile; molti, troppi, si sono appellati allo “speak out”, dunque al dire qualcosa alzando la voce in merito ad un argomento di cui la maggior parte dei social interlocutori non ne conosceva nemmeno le fondamenta. Tanti auguri civiltà occidentale.

La mattina successiva ai fatti, orrendi di Parigi, dove solo il silenzio e l’umiltà coesa di una società veramente commossa avrebbe potuto dare manforte a genitori, amici, fratelli e parenti delle vittime del Bataclan, di Saint-Denis e di tutti gli altri attentati, abbiamo assistito ad uno scatenarsi di ipotesi complottiste, soluzioni rapide e veloci, diagrammi universali sull’Islam e sul Cristianesimo, paradigmi inutili e confronti apocalittici tra politici italiani e le confessioni più ortodosse di questo mondo, il tutto peraltro ovviamente non proferito dalla bocca degli abitanti della terra, ma da miseri account Facebook.

Poco importa che Barbara D’Urso, Salvini e Gasparri dicano le solite agghiaccianti e totalizzanti banalità pro qualcuno ed anti-qualcosa in favore di pre o pro o intra campagne elettorali future, sconforta invece che nel calderone della filosofia spiccia e facile da social network sia almeno caduto il 50 o il 60% degli italiani. Tutti democratici, benpensanti che comodamente in panciolle davanti alla tv e con le dita protese verso la tastiera del pc, sono stati a commentare, a scribacchiare cose, a rendere delizioso un sabato mattina thriller con frasi e commenti di indubbio gusto su un qualcosa che solo il silenzio avrebbe saputo commentare con saggezza.

Alcuni hanno poi coperto la foto profilo Facebook con la patina della bandiera francese, come segno di rispetto, di assoluta dedizione e concentrazione, resta il fatto che altri, hanno scelto le bandiere del Libano o le bandiere della propria faccia – accipicchia almeno metterci la faccia in un social network non sarebbe poi così lontano da un confronto democratico – ma chi ci ha più convinto, e non ce ne voglia, è stato un meme del buon vecchio Boccelli, “lui” ha scelto la bandiera del Brasile senza porsi altre improbabili questioni.

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